trio
RAINFOREST
ArchitectOfChance
04.06.2026 |
311 |
1
"Me lo porge, trafiggendomi gli ormoni con il suo sguardo che sembra appartenere a una divinità..."
PARTE 1 – TANGOLEI
Erano passati un paio di mesi dall’ultima volta che lo avevo sentito. Ormai mi ero abituata ai suoi silenzi. Poi la telefonata e un appuntamento in un ristorante argentino. Look minimal sexy come richiesto, arrivo al ristorante sulle mie decolleté nere lucide, tacco 14. L’aria tiepida di primavera mi convince a non indossare le autoreggenti, che comunque porto con me insieme all’intimo di ricambio.
Le mie gambe, nude e slanciate, definite dal bordo del miniabito nero e dalle scarpe eroticamente spudorate, richiamano più di uno sguardo del taxista.
Sorrido tra me, immaginando cosa immagina, cosa vorrebbe farmi.
Il locale si presenta subito molto accogliente, predomina il legno, la pietra, i colori caldi. Lui è dentro, appena oltre l’ingresso, sta parlando con una giovane donna, la vedo da dietro, ha i capelli color rame raccolti in un intreccio trattenuto da fermagli in legno scuro.
Si voltano, lei mi sorride. Lei mi sorride e mi guarda con due occhi intensi, di un colore tra il nocciola e il verde caldo, penetranti. Non sorridono con il suo sorriso, penetrano. Ma le labbra carnose dipinte di rosso scuro sorridono e i suoni che escono sono gioviali, sanno di benvenuto mentre gli occhi indagano, penetrano, spogliano l’anima. Mi riprendo e rispondo al suo saluto caloroso e poi ci accompagna al tavolo.
La mia amica è la proprietaria, dice lui.
LUI
Ho prenotato un tavolo appartato, abbastanza lontano dal clamore dei presenti, quasi distaccato. Questa sera è la sera, e lei è sempre bellissima, sexy, e so che cosa ha dentro e cosa desidera. E restate con noi, perché accadranno cose. Non è solo bella, è intelligente, profonda, altrimenti sarebbe una noia. E a me non piace annoiarmi. E porca. Penso a queste cose mentre sfoglio distrattamente la carta dei vini. Malbec, naturalmente.
LEI
Una cena deliziosa, l’ottimo vino comincia ad alleggerirmi la testa, parliamo di tante cose e mi sento bene, sto bene, eccitata dal suo modo di guardarmi e dalla sua voce calda. Sembra una normale cena, sì è una normale cena, voleva cenare con me, non mi vede da tanto.
Un po’ delusa però, mi aveva abituato a sorprese erotiche che mi hanno trasformata, hanno creato in me una nuova consapevolezza, di chi sono, di cosa sono.
LUI
Sfilati l’intimo, le dico all’improvviso, studiando la sua espressione, gli occhi spalancati e le sopracciglia inarcate e un lieve movimento di diniego della testa.
Ma… dice lei
Ora, dico io. Qui.
Meglio in bagno, dice lei.
No. Qui, adesso, dico io. Ho voglia del tuo odore.
LEI
Devo ammettere che questa cosa mi eccita ma, allo stesso tempo, mi imbarazza.
E se qualcuno nota che cosa sto facendo? Se la sua amica dagli occhi indagatori si avvicina al tavolo? O uno dei camerieri, o qualcuno che passa…
Ma inizio a contorcermi sulla sedia, il più vicino possibile al bordo del tavolo, frugando con le mani sotto il miniabito, per fortuna molto corto, cercando un appiglio sul perizoma. Sto sudando e mi sento dannatamente imbarazzata.
A poco a poco, gli occhi che vagano per la sala per intercettare chi potrebbe capire o farsi domande, riesco a sfilare le mutandine. E lo sento al tatto, sono bagnate, temo che la parte interna sia già un disastro.
Gliele porgo, lui le prende come se fosse la cosa più normale, le distende tra le mani raccolte a conchiglia, controllando bene che la parte interna, quella fradicia, sia verso di lui. Poi avvicina le mani al naso e aspira profondamente. Non resiste e, con un movimento perfetto, ne percorre la superficie con la lingua. Poi le mutandine spariscono nella tasca della sua giacca.
LUI
Il suo odore mi eccita da impazzire, e la cosa eccita lei. Lo so che lì sotto, tra le sue cosce, il tempo è umido e caldo come in una foresta pluviale. So che sta iniziando il monsone del desiderio, appiccicoso e abbondante, libero di fluire senza filtri che ne trattengano la pioggia.
Le porgo uno dei grissini dal diametro generoso che sono parte del coperto, lisci e dalla punta arrotondata. Lei si avvicina e le sue labbra si dischiudono, lo sguardo malizioso di una donna che vorrebbe eccitarmi con una parodia della fellatio al grissino.
No, le dico. Non la bocca. E il mio sguardo si abbassa a indicare il bordo del tavolo. Sotto, il bordo del tavolo.
LEI
Devo inzupparlo nella fica, è questo che mi sta chiedendo.
Ancora quel misto di eccitazione e imbarazzo, ma la cosa mi intriga. Voglio vedere fino a dove arriva questa cena. Ne spezzo una parte generosa e, senza farmi notare, la mia mano scivola tra le cosce, sotto il bordo dell’abito. Divarico quanto basta per rendere accogliente l’apertura.
Avvicino il grissino alle labbra e spingo delicatamente.
La situazione tra le mie cosce è peggio di quello che temevo. Sono più che fradicia, quell’oggetto scivola dentro come un sex toy lubrificato, lo faccio entrare e uscire e la mia mente si scatena, immagina cose lascive e senza freni, immagini che ho dentro e che desidero.
Se lo tengo qui ancora un po’ si scioglie, dico. Dammelo, dice. Glielo porgo, lui lo porta vicino alle labbra, indugia e mi guarda, lo annusa, socchiude gli occhi e la sua bocca consuma il pasto.
Con il tuo sapore è più eccitante, dice.
E, a questo punto, devo scappare in bagno perché sento una cascata di umori tra le cosce. Quando esco, lui sta salutando la donna dai capelli color rame, che se ne va prima che raggiunga il tavolo.
Ti è piaciuta la cena, chiede. Lo guardo senza rispondere, un sorriso malizioso mi affiora sulle labbra.
PARTE 2 – FLUIDODINAMICA
LEI
Arriviamo a casa sua, dopo avere parcheggiato entriamo nel vialetto che conduce all’ingresso dello stabile. Davanti alla porta, con estrema naturalezza, suona il campanello.
Suoni? Chiedo io, un po’ incredula. È casa tua, dico con un sorriso ma dentro di me fremo.
Dopo pochi attimi, la porta si apre. La donna dai capelli color rame e gli occhi penetranti ci sorride. Felice di rivedervi, dice.
Io rimango ipnotizzata e non riesco a dire nulla. Entriamo, dice lui.
Entriamo.
Il suo look è totalmente diverso da quello del ristorante. I capelli sciolti, lunghi e ondulati, incorniciano un viso in cui al rosso delle labbra si unisce il trucco degli occhi. Un corpetto aderente, che asseconda due seni generosi, si accoppia a una cortissima gonna in un materiale che mi ricorda il latex, ma più sensuale ed elegante.
Una gonna così stretta che fascia i glutei scolpiti e piacevolmente generosi. Le gambe tornite sono sorrette da tacchi vertiginosi e il tutto genera un’esplosione di sensualità che mi travolge e mi lascia senza parole. Mi assento un attimo per una call, dice lui, intanto fate conoscenza.
Rimango con lei, sorridente e piacevole, incastonata in quegli occhi magnetici e voraci, che sanno di sesso più del suo corpo. Mentre continua a guardarmi, sorridendo, fa scorrere la gonna verso l’alto. Le sue mani, affilate e curate, incoronate da perfette unghie dipinte di rosso scuro, sfilano un perizoma nero, rivelando un altro intimo sottostante. Me lo porge, trafiggendomi gli ormoni con il suo sguardo che sembra appartenere a una divinità.
Lo riconosco, è il mio perizoma, ancora umido e caldo.
Ora c’è anche un po’ del mio odore, dice.
Sorride scuotendo la testa alla mia espressione attonita, le parole che non vogliono uscire.
–Dalla tua espressione imbarazzata, sembra che tu sia una di quelle donne che quando capiscono che si sta per fare sesso chiedono se possono andare un attimo in bagno, dice.
Mi sta radiografando, penso.
–Ma quale uomo vorrebbe leccare una fica che sa di saponetta? Ed esplode in una risata cristallina.
Poi si siede sul tavolo di fianco a noi e spalanca le gambe, i tacchi appoggiati sul bordo. Si sporge verso di me, prende delicatamente la mia testa con una mano e la spinge. Delicata ma decisa, verso la sua fica.
Il mio naso e la mia bocca sentono il suo sesso sfregare, intuisco i movimenti delle anche che fanno oscillare il suo bacino per offrirmi la sua parte più intima. Il tessuto del suo intimo è impregnato dell’odore di lei, intenso ed eccitantissimo nelle sue declinazioni di mare, sudore e spezie esotiche.
Lo sposta di lato, rivelando labbra sporgenti e carnose, lucide di umori che sgorgano dal centro del piacere. Lecco avidamente, i pensieri ormai decentrati e proiettati verso la ricerca del piacere più intenso.
Sento la sua mano stringere i miei capelli e premere con forza contro di lei, mentre io inizio a leccare avidamente, le mie mani sui suoi fianchi e le gambe divaricate, il fuoco umido tra le cosce che è diventato un incendio, il suo ansimare che dà il ritmo, il suo odore e il suo sapore che mi strappano gemiti mentre obbedisco al suo volere, non chiedo altro che poter continuare.
Sono completamente avvolta dal suo sesso, liquido copioso mi riempie la bocca e immagini mi esplodono nella testa, lascive, bagnate, insaziabili.
LUI
Esco dallo studio e vedo ciò che già immaginavo. Avvinghiata alla sua fica, una pozza di squirting che bagna e continua a bagnare lei, il tavolo, il pavimento.
Sento le due donne gemere e godere, la mia amica dai capelli rossi impegnata in un facesitting sull’altra donna, che si agita cercando di bere quanto più possibile e allo stesso tempo stremata dall’impeto della mia amica.
Sapevo che le sarebbe piaciuta, i suoi occhi magnetici l’avevano già spogliata al ristorante. La rossa divinità mi sorride mentre mi avvicino, le infilo il cazzo in bocca e mi inebrio dell’odore intenso di sesso che le due donne sprigionano nello spazio scenico, e desidero assaporare quei liquidi che sono nettare e distillato di anima, di piacere, di corpi avvinghiati.
LEI
Lei è distesa sul pavimento e io, davanti a lei, continuo ad assaporarla, la mente esplosa in un caleidoscopio di frammenti che lacrimano piacere. Un breve flash.
Avevo già, con lui, assaporato una donna, ma tutto era successo nel turbine caotico degli amplessi, era solo una percezione lontana. Ora, per la prima volta, è tutto reale e protagonista.
Una sorpresa che non mi aspettavo, una sorpresa che colpisce come una lancia conficcata nell’origine del piacere.
LUI
Completamente assorbita dalla donna rossa, non si accorge che sono dietro di lei.
Nel suo frenetico cunnilingus, le sue anche sporgono in fuori liberando la completa bellezza erotica del suo culo, che chiama il suo quadrante di piacere.
Perché questa sera prenderò solo quello di lei, di entrambe. Le porte del piacere bagnato sono solo per loro.
LEI
No so dire quanto tempo sia passato. So solo che non sono ancora sazia. Né di lei, cascata senza fine e rossa imposizione, né di lui, compositore e direttore d’orchestra misterioso e attento. Lui che ha distribuito piacere a entrambe aumentando alla massima tensione il nostro piacere. Lo specchio mi restituisce fradicia, i capelli impastati, il viso lucido e viscido, il sapore di sesso, di entrambi i sessi, nella mia bocca.
Come ti è sembrata la mia amica, dice lui.
Pausa, mentre la mia mano scivola sul mio corpo madido. La rivediamo, vero?
Chi può dirlo, risponde lui.
E ora siamo solo noi due. E ancora.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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